GRATTACIELI, GRU E CENTRI DI POTERE
12 DICEMBRE 2025
In questi giorni si insiste molto sull’idea di una Bologna proiettata a diventare il nuovo snodo dei grandi colossi finanziari. È una visione legittima, certo, ma che solleva interrogativi profondi sul ruolo sociale di un’amministrazione pubblica.
A cosa deve mirare davvero una città? Allargare il pluralismo economico può essere un’opportunità, ma non è un valore in sé se non si accompagna a un beneficio concreto per le persone che in quella città vivono.
Il punto è proprio questo: quanto questi interessi rispondono al bene collettivo e quanto invece agli obiettivi personali, politici o economici, di chi dovrebbe amministrarci?
Ancora una volta, i cittadini rischiano di non essere il centro delle scelte, mentre la città viene trattata come una scacchiera su cui posizionare pedoni, alfieri e cavalli per consolidare rapporti di potere esclusivi.
I vantaggi per la comunità devono essere espliciti, verificabili e misurabili. Altrimenti ciò che si produce è solo la sostituzione di un apparato con un altro, o la sua integrazione, senza che questo generi un reale miglioramento dell’interesse pubblico.
Esiste un’altra idea di Bologna, più semplice e allo stesso tempo più ambiziosa. Una città che non misura il proprio valore in grattacieli o capitali in arrivo, ma nella qualità della vita che offre ai suoi cittadini.
Una città che punta sull’innovazione diffusa, non sulla concentrazione del potere economico. Che mette al centro i quartieri, le relazioni, il lavoro delle piccole e medie imprese, non la dipendenza dai grandi interessi privati.
Una Bologna che vuole crescere, sì, ma con un modello che redistribuisca ricchezza invece di accentrarla.
La visione di un futuro che parte dalle piccole realtà, che vanno preservate, tutelate e sostenute perché sono loro a presidiare il territorio e a mantenerlo vivo. Senza questo tessuto diffuso, Bologna rischia di trasformarsi in un grande dormitorio dove fra casa e grattacieli esisterà solo il nulla, cedendo il campo all’insicurezza diffusa.
Proprio come a Milano.
Alessandro Guidetti
Una Bologna Che Cambia
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Progressismo da vetrina: come si svendono le città nel nome del "nuovo"
24 LUGLIO 2025
Progressismo da vetrina: come si svendono le città nel nome del "nuovo"
C’è un “progressismo” che non guarda al futuro, ma solo ai fatturati.
È quello che, in nome della modernità, della rigenerazione urbana e dell’apertura al mondo, 𝐡𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐳𝐳𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐦𝐮𝐥𝐭𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢, rendendo i centri storici tutti uguali e sempre meno vivibili.
Lo vediamo anche a Bologna:
marchi internazionali che aprono in serie, negozi storici che chiudono, piccoli imprenditori lasciati soli a combattere con affitti impossibili, burocrazia asfissiante e zero tutele.
E mentre qualcuno applaude il “nuovo volto” della città, noi ci chiediamo: 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐡𝐢? 𝐀 𝐯𝐚𝐧𝐭𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢?
𝐌𝐮𝐥𝐭𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐨𝐯𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞, 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐝𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞
Le grandi catene arrivano con capitali immensi, contratti blindati, sgravi negoziati e strategie di lobbying.
Il Comune troppo spesso le asseconda:
– concede spazi in pieno centro
– permette orari extra-liberi
– chiude un occhio su impatti ambientali e sociali
– ignora la desertificazione commerciale dei quartieri
Chi ha già tutto, riceve ancora di più.
Chi invece tiene in piedi la vita quotidiana delle strade – piccoli negozianti, artigiani, librerie, mercerie, laboratori – 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨.
Questa non è innovazione. È 𝐬𝐮𝐛𝐚𝐥𝐭𝐞𝐫𝐧𝐢𝐭𝐚̀ al potere economico.
𝐋𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐟𝐚𝐯𝐨𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐨
Una Bologna Che Cambia vuole invertire la rotta, con azioni concrete e misurabili, che un Comune può adottare da subito:
𝟏. 𝐌𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐜𝐚𝐭𝐞𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐧𝐞𝐢 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐢
Stop a nuovi Zara, McDonald’s, Starbucks nel cuore di Bologna.
Serve 𝐮𝐧𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐨 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐞, come già fatto da città come Amsterdam o Barcellona.
𝟐. 𝐒𝐠𝐫𝐚𝐯𝐢 𝐟𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐠𝐢𝐚𝐧𝐞
Riduzioni su TARI, COSAP e altri tributi locali per chi:
– non fa parte di grandi gruppi
– mantiene attività artigianali, sociali o culturali
– assume personale in loco
𝟑. 𝐑𝐞𝐠𝐨𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐚𝐥𝐦𝐢𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢
Creare strumenti (anche in collaborazione con enti e fondazioni) per limitare l’impennata degli affitti nei quartieri centrali, attraverso:
– patti territoriali
– vincoli d’uso sugli immobili pubblici
– incentivi per chi affitta a canone concordato
𝟒. 𝐏𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐧𝐭𝐢
Formazione, tutoraggio, micro-credito, supporto burocratico: favorire nuove aperture indipendenti, soprattutto nei quartieri meno centrali.
𝟓. 𝐌𝐚𝐩𝐩𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐞 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐧𝐞𝐠𝐨𝐳𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐢 𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐛𝐨𝐭𝐭𝐞𝐠𝐡𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚̀
Riconoscere e promuovere le attività che danno identità, qualità e memoria ai quartieri: con bandi dedicati, agevolazioni e campagne di comunicazione.
𝐔𝐧𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐚 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚
Noi non vogliamo tornare indietro.
Vogliamo andare avanti in un altro modo: mettendo al centro chi lavora ogni giorno per dare vita a Bologna, senza slogan, senza loghi globali, senza marketing.
Una Bologna Che Cambia lo farà. Con coraggio, e dalla parte giusta.
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Le città europee stanno perdendo la loro anima
21 LUGLIO 2025
Le città europee stanno perdendo la loro anima
Cammini nel centro di Bologna, poi sei a Valencia, poi a Lione. Cambia la lingua, cambiano le piazze, ma i negozi no: Zara, Starbucks, Sephora, JD Sports, Primark, Kiko, Foot Locker, McDonald’s.
Lo stesso logo, la stessa vetrina, la stessa musica in sottofondo.
La standardizzazione dei centri storici sta svuotando le città europee della loro identità.
Da città uniche a centri commerciali a cielo aperto.
In nome del turismo, della vivibilità, della “vitalità urbana”, le amministrazioni locali – Bologna compresa – stanno progressivamente trasformando i centri storici in spazi commerciali omologati.
I piccoli negozi chiudono, i marchi globali arrivano. Gli affitti si impennano, la residenza si svuota.
Le città smettono di essere luoghi vissuti, diventano vetrine da percorrere, non da abitare.
Quando perdi il commercio di prossimità, perdi anche la memoria del quartiere.
Ogni volta che chiude una ferramenta (Tedeschi) o una libreria indipendente per far spazio all’ennesimo punto vendita fast fashion, la città si impoverisce.
Una Bologna Che Cambia dice basta a questo modello!
Non possiamo rassegnarci a vivere in una città che assomiglia sempre più a un outlet. Serve una politica urbana che:
– difenda il piccolo commercio e i negozi di prossimità
– limiti l’espansione delle catene nei centri storici
– favorisca l’insediamento di attività artigianali, culturali, mutualistiche
– valorizzi l’identità e la biodiversità urbana
Perché una città non è uno scenario da visitare, ma un luogo da abitare.
Una Bologna Che Cambia si opporrà alla svendita della città al miglior offerente.
Serve una visione che tuteli la nostra storia.
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4 GIUGNO 2025 - ASSEMBLEA PUBBLICA UBCC CON GLI ESERCENTI DI BOLOGNA
4 GIUGNO 2025 - ORE 20:30
ASSEMBLEA PUBBLICA UBCC CON GLI ESERCENTI DI BOLOGNA
PRESSO: "Sala Mario Chiti"
Via San Felice 64 (BO)
Accesso esclusivamente su prenotazione inviando un messaggio WhatsApp ad uno dei seguenti numeri:
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RIUNIONE DIRETTIVO UBCC 05/02/25
RIUNIONE DIRETTIVO UBCC 05/02/25
Eletti i membri del “comitato
Esercenti UBCC” e del quartiere
“Mazzini-Savena per UBCC”
Sarà Patrizia Teglia, che affiancherà Paolo Russo (già portavoce del comitato), la referente di UBCC per gli esercenti per il centro storico, mentre Patrizia Guidotti ed Anna Maria Loffredo rappresenteranno il movimento civico per le aree Savena e Mazzini.
Dopo mesi di lavoro, dove abbiamo sottoscritto un impegno formale a supporto della categoria con oltre 350 esercenti ed un centinaio di residenti della zona Savena Mazzini, si è deciso di formalizzare questo impegno civico con la creazione di veri e propri comitati coordinati dal direttivo di “Una Bologna che cambia”.
Il drastico calo di fatturato dovuto alla presenza dei tanti cantieri e la drammatica situazione riguardo la mobilità con l’eliminazione di centinaia di posti auto nonché il degrado crescente sono temi che accumunano esercenti del centro storico e civici del quartiere Savena che, a causa dell’immobilismo totale della giunta comunale, si trovano ora in piena emergenza.
Verrà richiesto, a breve, un incontro con il Sindaco così come già avvenuto in passato, questo per scongiurare scioperi e contestazioni a catena.
Ad oggi nulla sono servite le richieste d’aiuto alla categoria già formulate in passato che hanno portato, simbolicamente, alla consegna delle chiavi dei negozianti nella manifestazione tenutasi
sotto il voltone di palazzo d’Accursio lo scorso autunno.
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