Ubcc incontra i residenti di Corticella e Bolognina
UBCC e il futuro della sanità a Bologna
BOLOGNA · 17 APRILE 2026 · SICUREZZA & INNOVAZIONE SANITARIA La presentazione della nuova app italiana per la sicurezza personale ha suscitato un interesse immediato e concreto tra il personale medico e infermieristico presente. Dalla testimonianza del dottor Eugenio Cosentino alla demo tecnica di Daniele Menichetti, l’evento ha trasformato una serata civica in un momento di svolta per la tutela dei lavoratori della sanità bolognese. Venerdì 17 aprile 2026, la Sala di Quartiere in Via Arno 38D a Bologna ha ospitato un’assemblea che nessuno degli intervenuti si aspettava si trasformasse in qualcosa di così concreto e appassionato. Convocata dalla lista civica UBCC – Una Bologna che Cambia per presentare ufficialmente l’accordo con l’Associazione Medica e Sanitaria Ospedaliera di Bologna e con la FIALS, la serata si è rivelata un vero e proprio banco di prova per TiProteggo, la nuova app italiana per la sicurezza personale ideata dall’imprenditore digitale Daniele Menichetti. Tra i presenti, un numero significativo di medici, infermieri e operatori sociosanitari – molti dei quali impiegati nei policlinici universitari e negli ospedali del territorio metropolitano. La loro partecipazione non era casuale: il tema delle aggressioni al personale sanitario è una ferita aperta, e la promessa di uno strumento concreto di difesa ha fatto sì che in molti scegliessero di trascorrere la propria serata libera in quella sala. A prendere per primo la parola è stato il dottor Eugenio Cosentino, medico ospedaliero e rappresentante UBCC, con una relazione che ha lasciato il segno. Con la precisione clinica di chi conosce i dati e l’urgenza di chi li vive ogni giorno sul campo, Cosentino ha tracciato un quadro impietoso del fenomeno delle violenze negli ambienti di cura: episodi sempre più frequenti, non solo nei Pronto Soccorso – ormai tristemente noti come zone ad alto rischio – ma anche nei reparti ordinari, nei corridoi, nelle aree di transito esterne agli ospedali. Il pubblico sanitario ha ascoltato in silenzio, con quel tipo di attenzione che non si finge. In sala era tangibile il riconoscimento collettivo: quelle non erano statistiche astratte, erano le storie di colleghi, di turni di notte, di porte che si aprono sull’imprevedibile. La risposta della platea alla relazione del dottor Cosentino è stata calorosa e partecipe, con numerose domande e interventi spontanei da parte di professionisti che chiedevano quando e come poter accedere allo strumento presentato. Poi è salito sul palco Daniele Menichetti, fondatore di TiProteggo, e la serata ha cambiato marcia. Menichetti, imprenditore con oltre vent’anni di esperienza commerciale, non ha presentato una slide generica né un prototipo fumoso: ha mostrato l’app in funzione, spiegando con linguaggio diretto e accessibile ciò che TiProteggo è in grado di fare nel momento in cui una persona si trova in pericolo. Attivazione silenziosa del SOS, condivisione GPS in tempo reale con i contatti fidati, registrazione forense di audio, video e geolocalizzazione con valore legale ai sensi del D.Lgs. 137/2024, allarme acustico, chiamata automatica al 112, modalità schermo nero per non rivelare l’attivazione: ogni funzione presentata ha suscitato reazioni visibili tra i sanitari in sala. C’era curiosità, sì, ma soprattutto c’era riconoscimento pratico – quella luce negli occhi di chi capisce immediatamente che uno strumento può tornare utile davvero. Particolarmente apprezzata è stata la funzione Dead Man’s Switch – che attiva automaticamente l’allarme se l’utente smette di rispondere – e il Pin anti-coercizione, pensato per chi viene obbligato a disattivare l’app: due scenari che, per un infermiere o un medico che lavora in un reparto ad alto rischio, non sono affatto ipotetici. Il momento di massima attenzione è arrivato quando Giorgio Gorza, presidente di UBCC, ha annunciato ufficialmente che grazie all’accordo tra UBCC e FIALS, TiProteggo sarà disponibile gratuitamente per tutto il personale medico-sanitario di Bologna. Un impegno concreto, non una promessa vaga: l’app potrà essere scaricata e utilizzata nella sua versione completa, senza limitazioni, da chi ogni giorno affronta rischi reali nell’esercizio della propria professione. La notizia ha generato uno dei momenti più vivaci della serata, con applausi e un fitto scambio di domande pratiche: come avverrà la distribuzione, quali categorie saranno incluse, se sarà possibile estendere l’accesso anche ai colleghi di altri enti del sistema sanitario metropolitano. Segnali inequivocabili di un interesse che va ben oltre la simpatia per un’idea: i sanitari vogliono TiProteggo, e la vogliono adesso. L’assemblea del 17 aprile non è stata solo una presentazione: è stata la prima occasione in cui TiProteggo si è misurata con un pubblico professionale esigente e critico, uscendone con piena credibilità. Medici e infermieri non si entusiasmano per le parole: valutano, interrogano, verificano. E quella sera hanno valutato, interrogato e verificato – per poi chiedere dove scaricare l’app. Per UBCC, l’evento rappresenta un segnale importante in vista della campagna elettorale per le amministrative 2027: la sicurezza sanitaria diventa un tema programmatico con uno strumento già funzionante dietro. Per Daniele Menichetti e il progetto TiProteggo, Bologna si conferma il terreno giusto su cui costruire qualcosa di grande.TiProteggo conquista Bologna: sala gremita e sanitari entusiasti all’assemblea UBCC–FIALS

Una sala di quartiere, un pubblico tutt’altro che ordinario
Il dottor Cosentino: “Non possiamo continuare a fare finta di niente”
Daniele Menichetti e la demo che ha cambiato il tono della serata
L’accordo UBCC–FIALS: gratuità per i sanitari bolognesi
Bologna come laboratorio: verso il 2027 con uno strumento in più
GRATTACIELI, GRU E CENTRI DI POTERE
12 DICEMBRE 2025
In questi giorni si insiste molto sull’idea di una Bologna proiettata a diventare il nuovo snodo dei grandi colossi finanziari. È una visione legittima, certo, ma che solleva interrogativi profondi sul ruolo sociale di un’amministrazione pubblica.
A cosa deve mirare davvero una città? Allargare il pluralismo economico può essere un’opportunità, ma non è un valore in sé se non si accompagna a un beneficio concreto per le persone che in quella città vivono.
Il punto è proprio questo: quanto questi interessi rispondono al bene collettivo e quanto invece agli obiettivi personali, politici o economici, di chi dovrebbe amministrarci?
Ancora una volta, i cittadini rischiano di non essere il centro delle scelte, mentre la città viene trattata come una scacchiera su cui posizionare pedoni, alfieri e cavalli per consolidare rapporti di potere esclusivi.
I vantaggi per la comunità devono essere espliciti, verificabili e misurabili. Altrimenti ciò che si produce è solo la sostituzione di un apparato con un altro, o la sua integrazione, senza che questo generi un reale miglioramento dell’interesse pubblico.
Esiste un’altra idea di Bologna, più semplice e allo stesso tempo più ambiziosa. Una città che non misura il proprio valore in grattacieli o capitali in arrivo, ma nella qualità della vita che offre ai suoi cittadini.
Una città che punta sull’innovazione diffusa, non sulla concentrazione del potere economico. Che mette al centro i quartieri, le relazioni, il lavoro delle piccole e medie imprese, non la dipendenza dai grandi interessi privati.
Una Bologna che vuole crescere, sì, ma con un modello che redistribuisca ricchezza invece di accentrarla.
La visione di un futuro che parte dalle piccole realtà, che vanno preservate, tutelate e sostenute perché sono loro a presidiare il territorio e a mantenerlo vivo. Senza questo tessuto diffuso, Bologna rischia di trasformarsi in un grande dormitorio dove fra casa e grattacieli esisterà solo il nulla, cedendo il campo all’insicurezza diffusa.
Proprio come a Milano.
Una Bologna Che Cambia
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EMERGENZA ABITATIVA - Vietare o limitare gli affitti brevi è davvero la soluzione?
17 SETTEMBRE 2025
AFFITTI BREVI: limitare i cittadini non risolve l’emergenza abitativa
Negli ultimi giorni il Sindaco Lepore ha annunciato l’intenzione di intervenire sugli affitti brevi, seguendo l’onda di provvedimenti già adottati in altre città italiane ed europee. La motivazione è nota: i prezzi delle case a Bologna sono ormai insostenibili, e sempre più famiglie e studenti faticano a trovare un alloggio a costi accessibili.
Tuttavia, è doveroso chiedersi: vietare o limitare gli affitti brevi è davvero la soluzione?
Molti cittadini la pensano diversamente, e non senza ragione. Una norma che incide in maniera diretta sul diritto di proprietà rischia di colpire persone che hanno investito i propri risparmi in un appartamento da mettere a reddito, spesso per integrare una pensione o sostenere i figli negli studi. Non tutti i proprietari sono speculatori, e confondere il piccolo risparmiatore con il grande gruppo immobiliare significa sbagliare bersaglio.
Quali sono le soluzioni alternative?
Se l’obiettivo è affrontare l’emergenza abitativa, occorre agire con strumenti più equi ed efficaci:
RECUPERO DEL PATRIMONIO EDILIZIO PUBBLICO ABBANDONATO
A Bologna ci sono immobili vuoti e aree dismesse che potrebbero diventare alloggi popolari o studentati a canone calmierato. Prima di penalizzare i cittadini, l’amministrazione dovrebbe dare l’esempio utilizzando ciò che già ha.
INCENTIVI FISCALI PER GLI AFFITTI A LUNGO TERMINE
Invece di vietare gli affitti brevi, si può rendere più conveniente affittare a lungo termine, ad esempio con sgravi fiscali per chi affitta a studenti e famiglie a prezzi calmierati.
FONDO COMUNALE DI GARANZIA PER GLI INQUILINI
Uno dei motivi che spinge i proprietari verso gli affitti brevi è il timore di morosità o danni. Un fondo comunale che faccia da garanzia per gli affitti a lungo termine aiuterebbe a ricostruire fiducia fra proprietari e inquilini.
STUDENTATI PUBBLICI E EDILIZIA SOCIALE
Bologna è una città universitaria e vive una pressione abitativa costante. Occorrono più studentati pubblici e progetti di edilizia sociale, non scorciatoie che scaricano i costi sul cittadino.
REGOLE PIÙ SEVERE PER I GRANDI OPERATORI, NON PER I PRIVATI
Il problema degli affitti brevi non sono le famiglie che affittano un appartamento su Airbnb, ma i grandi gestori con decine di immobili. Una regolamentazione mirata potrebbe colpire gli eccessi, senza limitare il diritto di chi possiede una o due case.
La casa è un diritto, ma anche la proprietà lo è. Colpire i piccoli proprietari non risolve l’emergenza abitativa, rischia soltanto di impoverire la città e creare ulteriore conflitto sociale.
Per affrontare davvero la crisi occorrono politiche pubbliche coraggiose, non divieti che suonano più come uno scarico di responsabilità che come una soluzione.
Una Bologna Che Cambia
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DIRETTA RED RONNIE, MATTEO LEPORE, GIORGIO GORZA UBCC
2 SETTEMBRE 2025
DIRETTA RED RONNIE, MATTEO LEPORE, GIORGIO GORZA UBCC
Ieri sera nella diretta di Red Ronnie, durante l’intervista del Sindaco Matteo Lepore, è apparso il sondaggio promosso da Una Bologna Che Cambia dove, in poche ore, più di 1000 persone hanno espresso la propria opinione sui Taser e le Pipe per il crack.
Grazie Red per aver mostrato al Sindaco l’opinione dei cittadini bolognesi, non prettamente catalogabili come “di destra”, in quanto in tantissimi hanno intercettato il sondaggio, con più di 200 condivisioni, che girava per i social.
Matteo, ci vediamo da te la prossima settimana con Giorgio Gorza. Anche noi parliamo con tutti, soprattutto se è nell’interesse della nostra amata Bologna.
Per vedere l’intervista completa:
https://www.youtube.com/watch?v=Qdjt9jJ5SVY
#Bologna
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MATTEO LEPORE, DACCI OGGI LA NOSTRA IDENTITÀ QUOTIDIANA
1 SETTEMBRE 2025
MATTEO LEPORE, DACCI OGGI LA NOSTRA IDENTITÀ QUOTIDIANA
A Bologna la politica sembra essere bloccata in una sorta di eterno ritorno. Da un lato una maggioranza di centrosinistra che, pur con i suoi limiti, riesce sempre a intercettare il consenso prevalente in città. Dall’altro un centrodestra che, nonostante qualche slancio, continua a parlare solo al proprio elettorato di riferimento senza riuscire a sfondare né ad attrarre chi proviene da sensibilità diverse.
Il risultato è una dinamica cristallizzata: due poli che si fronteggiano, ma senza reale possibilità di contaminazione.
Il centrodestra non prova neppure a cercare un linguaggio comune con chi, pur critico verso l’amministrazione, mantiene valori e sensibilità legate alla tradizione progressista bolognese.
Così, ogni elezione si riduce a un copione già scritto, con la città che continua a scegliere “l’usato garantito” piuttosto che essere stimolata da una vera alternativa.
Eppure Bologna avrebbe bisogno di una politica nuova, capace di andare oltre gli schieramenti rigidi, di parlare di temi concreti (sicurezza, welfare, ambiente, qualità della vita nei quartieri) con parole inclusive, capaci di coinvolgere cittadini che oggi non si riconoscono in nessuna delle due opzioni tradizionali.
È qui che nasce la visione di Una Bologna Che Cambia: un movimento civico che non si limita a stare dentro i confini ideologici. Perché solo aprendo spazi nuovi, che non si chiudano nel vecchio schema destra-sinistra, Bologna potrà davvero cambiare e uscire dall’immobilismo politico che la frena da troppi anni.
Movimento Civico Una Bologna Che Cambia – UBCC
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Progressismo da vetrina: come si svendono le città nel nome del "nuovo"
24 LUGLIO 2025
Progressismo da vetrina: come si svendono le città nel nome del "nuovo"
C’è un “progressismo” che non guarda al futuro, ma solo ai fatturati.
È quello che, in nome della modernità, della rigenerazione urbana e dell’apertura al mondo, 𝐡𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐳𝐳𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐦𝐮𝐥𝐭𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢, rendendo i centri storici tutti uguali e sempre meno vivibili.
Lo vediamo anche a Bologna:
marchi internazionali che aprono in serie, negozi storici che chiudono, piccoli imprenditori lasciati soli a combattere con affitti impossibili, burocrazia asfissiante e zero tutele.
E mentre qualcuno applaude il “nuovo volto” della città, noi ci chiediamo: 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐡𝐢? 𝐀 𝐯𝐚𝐧𝐭𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢?
𝐌𝐮𝐥𝐭𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐨𝐯𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞, 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐝𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞
Le grandi catene arrivano con capitali immensi, contratti blindati, sgravi negoziati e strategie di lobbying.
Il Comune troppo spesso le asseconda:
– concede spazi in pieno centro
– permette orari extra-liberi
– chiude un occhio su impatti ambientali e sociali
– ignora la desertificazione commerciale dei quartieri
Chi ha già tutto, riceve ancora di più.
Chi invece tiene in piedi la vita quotidiana delle strade – piccoli negozianti, artigiani, librerie, mercerie, laboratori – 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨.
Questa non è innovazione. È 𝐬𝐮𝐛𝐚𝐥𝐭𝐞𝐫𝐧𝐢𝐭𝐚̀ al potere economico.
𝐋𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐟𝐚𝐯𝐨𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐨
Una Bologna Che Cambia vuole invertire la rotta, con azioni concrete e misurabili, che un Comune può adottare da subito:
𝟏. 𝐌𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐜𝐚𝐭𝐞𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐧𝐞𝐢 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐢
Stop a nuovi Zara, McDonald’s, Starbucks nel cuore di Bologna.
Serve 𝐮𝐧𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐨 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐞, come già fatto da città come Amsterdam o Barcellona.
𝟐. 𝐒𝐠𝐫𝐚𝐯𝐢 𝐟𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐠𝐢𝐚𝐧𝐞
Riduzioni su TARI, COSAP e altri tributi locali per chi:
– non fa parte di grandi gruppi
– mantiene attività artigianali, sociali o culturali
– assume personale in loco
𝟑. 𝐑𝐞𝐠𝐨𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐚𝐥𝐦𝐢𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢
Creare strumenti (anche in collaborazione con enti e fondazioni) per limitare l’impennata degli affitti nei quartieri centrali, attraverso:
– patti territoriali
– vincoli d’uso sugli immobili pubblici
– incentivi per chi affitta a canone concordato
𝟒. 𝐏𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐧𝐭𝐢
Formazione, tutoraggio, micro-credito, supporto burocratico: favorire nuove aperture indipendenti, soprattutto nei quartieri meno centrali.
𝟓. 𝐌𝐚𝐩𝐩𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐞 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐧𝐞𝐠𝐨𝐳𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐢 𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐛𝐨𝐭𝐭𝐞𝐠𝐡𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚̀
Riconoscere e promuovere le attività che danno identità, qualità e memoria ai quartieri: con bandi dedicati, agevolazioni e campagne di comunicazione.
𝐔𝐧𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐚 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚
Noi non vogliamo tornare indietro.
Vogliamo andare avanti in un altro modo: mettendo al centro chi lavora ogni giorno per dare vita a Bologna, senza slogan, senza loghi globali, senza marketing.
Una Bologna Che Cambia lo farà. Con coraggio, e dalla parte giusta.
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Le città europee stanno perdendo la loro anima
21 LUGLIO 2025
Le città europee stanno perdendo la loro anima
Cammini nel centro di Bologna, poi sei a Valencia, poi a Lione. Cambia la lingua, cambiano le piazze, ma i negozi no: Zara, Starbucks, Sephora, JD Sports, Primark, Kiko, Foot Locker, McDonald’s.
Lo stesso logo, la stessa vetrina, la stessa musica in sottofondo.
La standardizzazione dei centri storici sta svuotando le città europee della loro identità.
Da città uniche a centri commerciali a cielo aperto.
In nome del turismo, della vivibilità, della “vitalità urbana”, le amministrazioni locali – Bologna compresa – stanno progressivamente trasformando i centri storici in spazi commerciali omologati.
I piccoli negozi chiudono, i marchi globali arrivano. Gli affitti si impennano, la residenza si svuota.
Le città smettono di essere luoghi vissuti, diventano vetrine da percorrere, non da abitare.
Quando perdi il commercio di prossimità, perdi anche la memoria del quartiere.
Ogni volta che chiude una ferramenta (Tedeschi) o una libreria indipendente per far spazio all’ennesimo punto vendita fast fashion, la città si impoverisce.
Una Bologna Che Cambia dice basta a questo modello!
Non possiamo rassegnarci a vivere in una città che assomiglia sempre più a un outlet. Serve una politica urbana che:
– difenda il piccolo commercio e i negozi di prossimità
– limiti l’espansione delle catene nei centri storici
– favorisca l’insediamento di attività artigianali, culturali, mutualistiche
– valorizzi l’identità e la biodiversità urbana
Perché una città non è uno scenario da visitare, ma un luogo da abitare.
Una Bologna Che Cambia si opporrà alla svendita della città al miglior offerente.
Serve una visione che tuteli la nostra storia.
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