Progressismo da vetrina: come si svendono le città nel nome del "nuovo"

24 LUGLIO 2025

Progressismo da vetrina: come si svendono le città nel nome del "nuovo"

C’è un “progressismo” che non guarda al futuro, ma solo ai fatturati.

È quello che, in nome della modernità, della rigenerazione urbana e dell’apertura al mondo, 𝐡𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐳𝐳𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐦𝐮𝐥𝐭𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢, rendendo i centri storici tutti uguali e sempre meno vivibili.

Lo vediamo anche a Bologna:
marchi internazionali che aprono in serie, negozi storici che chiudono, piccoli imprenditori lasciati soli a combattere con affitti impossibili, burocrazia asfissiante e zero tutele.
E mentre qualcuno applaude il “nuovo volto” della città, noi ci chiediamo: 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐡𝐢? 𝐀 𝐯𝐚𝐧𝐭𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢?

🔍 𝐌𝐮𝐥𝐭𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐨𝐯𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞, 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐝𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞

Le grandi catene arrivano con capitali immensi, contratti blindati, sgravi negoziati e strategie di lobbying.
Il Comune troppo spesso le asseconda:

– concede spazi in pieno centro

– permette orari extra-liberi

– chiude un occhio su impatti ambientali e sociali

– ignora la desertificazione commerciale dei quartieri

Chi ha già tutto, riceve ancora di più.
Chi invece tiene in piedi la vita quotidiana delle strade – piccoli negozianti, artigiani, librerie, mercerie, laboratori – 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨.

Questa non è innovazione. È 𝐬𝐮𝐛𝐚𝐥𝐭𝐞𝐫𝐧𝐢𝐭𝐚̀ al potere economico.

⚖️ 𝐋𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐟𝐚𝐯𝐨𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐨

Una Bologna Che Cambia vuole invertire la rotta, con azioni concrete e misurabili, che un Comune può adottare da subito:

✅ 𝟏. 𝐌𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐜𝐚𝐭𝐞𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐧𝐞𝐢 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐢

Stop a nuovi Zara, McDonald’s, Starbucks nel cuore di Bologna.
Serve 𝐮𝐧𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐨 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐞, come già fatto da città come Amsterdam o Barcellona.

✅ 𝟐. 𝐒𝐠𝐫𝐚𝐯𝐢 𝐟𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐠𝐢𝐚𝐧𝐞

Riduzioni su TARI, COSAP e altri tributi locali per chi:

– non fa parte di grandi gruppi

– mantiene attività artigianali, sociali o culturali

– assume personale in loco

✅ 𝟑. 𝐑𝐞𝐠𝐨𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐚𝐥𝐦𝐢𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢

Creare strumenti (anche in collaborazione con enti e fondazioni) per limitare l’impennata degli affitti nei quartieri centrali, attraverso:

– patti territoriali

– vincoli d’uso sugli immobili pubblici

– incentivi per chi affitta a canone concordato

✅ 𝟒. 𝐏𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐧𝐭𝐢

Formazione, tutoraggio, micro-credito, supporto burocratico: favorire nuove aperture indipendenti, soprattutto nei quartieri meno centrali.

✅ 𝟓. 𝐌𝐚𝐩𝐩𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐞 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐧𝐞𝐠𝐨𝐳𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐢 𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐛𝐨𝐭𝐭𝐞𝐠𝐡𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚̀

Riconoscere e promuovere le attività che danno identità, qualità e memoria ai quartieri: con bandi dedicati, agevolazioni e campagne di comunicazione.

𝐔𝐧𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐚 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚

Noi non vogliamo tornare indietro.
Vogliamo andare avanti in un altro modo: mettendo al centro chi lavora ogni giorno per dare vita a Bologna, senza slogan, senza loghi globali, senza marketing.

Perché una città 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐮𝐧 𝐥𝐮𝐨𝐠𝐨 𝐝𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐚𝐫𝐞, ma uno spazio da abitare, da custodire e da rendere unico.

Una Bologna Che Cambia lo farà. Con coraggio, e dalla parte giusta.


Le città europee stanno perdendo la loro anima

21 LUGLIO 2025

Le città europee stanno perdendo la loro anima

Cammini nel centro di Bologna, poi sei a Valencia, poi a Lione. Cambia la lingua, cambiano le piazze, ma i negozi no: Zara, Starbucks, Sephora, JD Sports, Primark, Kiko, Foot Locker, McDonald’s.

Lo stesso logo, la stessa vetrina, la stessa musica in sottofondo.
La standardizzazione dei centri storici sta svuotando le città europee della loro identità.

🔁 Da città uniche a centri commerciali a cielo aperto.

In nome del turismo, della vivibilità, della “vitalità urbana”, le amministrazioni locali – Bologna compresa – stanno progressivamente trasformando i centri storici in spazi commerciali omologati.

I piccoli negozi chiudono, i marchi globali arrivano. Gli affitti si impennano, la residenza si svuota.
Le città smettono di essere luoghi vissuti, diventano vetrine da percorrere, non da abitare.

📉 Quando perdi il commercio di prossimità, perdi anche la memoria del quartiere.

Le vecchie botteghe non erano solo attività economiche: erano presìdi sociali, punti di riferimento, memoria vivente di un territorio.

Ogni volta che chiude una ferramenta (Tedeschi) o una libreria indipendente per far spazio all’ennesimo punto vendita fast fashion, la città si impoverisce.

Una Bologna Che Cambia dice basta a questo modello!

Non possiamo rassegnarci a vivere in una città che assomiglia sempre più a un outlet. Serve una politica urbana che:

– difenda il piccolo commercio e i negozi di prossimità

– limiti l’espansione delle catene nei centri storici

– favorisca l’insediamento di attività artigianali, culturali, mutualistiche

– valorizzi l’identità e la biodiversità urbana

Perché una città non è uno scenario da visitare, ma un luogo da abitare.

Una Bologna Che Cambia si opporrà alla svendita della città al miglior offerente.

Serve una visione che tuteli la nostra storia.


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