EMERGENZA ABITATIVA - Vietare o limitare gli affitti brevi è davvero la soluzione?
17 SETTEMBRE 2025
AFFITTI BREVI: limitare i cittadini non risolve l’emergenza abitativa
Negli ultimi giorni il Sindaco Lepore ha annunciato l’intenzione di intervenire sugli affitti brevi, seguendo l’onda di provvedimenti già adottati in altre città italiane ed europee. La motivazione è nota: i prezzi delle case a Bologna sono ormai insostenibili, e sempre più famiglie e studenti faticano a trovare un alloggio a costi accessibili.
Tuttavia, è doveroso chiedersi: vietare o limitare gli affitti brevi è davvero la soluzione?
Molti cittadini la pensano diversamente, e non senza ragione. Una norma che incide in maniera diretta sul diritto di proprietà rischia di colpire persone che hanno investito i propri risparmi in un appartamento da mettere a reddito, spesso per integrare una pensione o sostenere i figli negli studi. Non tutti i proprietari sono speculatori, e confondere il piccolo risparmiatore con il grande gruppo immobiliare significa sbagliare bersaglio.
Quali sono le soluzioni alternative?
Se l’obiettivo è affrontare l’emergenza abitativa, occorre agire con strumenti più equi ed efficaci:
RECUPERO DEL PATRIMONIO EDILIZIO PUBBLICO ABBANDONATO
A Bologna ci sono immobili vuoti e aree dismesse che potrebbero diventare alloggi popolari o studentati a canone calmierato. Prima di penalizzare i cittadini, l’amministrazione dovrebbe dare l’esempio utilizzando ciò che già ha.
INCENTIVI FISCALI PER GLI AFFITTI A LUNGO TERMINE
Invece di vietare gli affitti brevi, si può rendere più conveniente affittare a lungo termine, ad esempio con sgravi fiscali per chi affitta a studenti e famiglie a prezzi calmierati.
FONDO COMUNALE DI GARANZIA PER GLI INQUILINI
Uno dei motivi che spinge i proprietari verso gli affitti brevi è il timore di morosità o danni. Un fondo comunale che faccia da garanzia per gli affitti a lungo termine aiuterebbe a ricostruire fiducia fra proprietari e inquilini.
STUDENTATI PUBBLICI E EDILIZIA SOCIALE
Bologna è una città universitaria e vive una pressione abitativa costante. Occorrono più studentati pubblici e progetti di edilizia sociale, non scorciatoie che scaricano i costi sul cittadino.
REGOLE PIÙ SEVERE PER I GRANDI OPERATORI, NON PER I PRIVATI
Il problema degli affitti brevi non sono le famiglie che affittano un appartamento su Airbnb, ma i grandi gestori con decine di immobili. Una regolamentazione mirata potrebbe colpire gli eccessi, senza limitare il diritto di chi possiede una o due case.
La casa è un diritto, ma anche la proprietà lo è. Colpire i piccoli proprietari non risolve l’emergenza abitativa, rischia soltanto di impoverire la città e creare ulteriore conflitto sociale.
Per affrontare davvero la crisi occorrono politiche pubbliche coraggiose, non divieti che suonano più come uno scarico di responsabilità che come una soluzione.
Una Bologna Che Cambia
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A Bologna la politica sembra essere bloccata in una sorta di eterno ritorno. Da un lato una maggioranza di centrosinistra che, pur con i suoi limiti, riesce sempre a intercettare il consenso prevalente in città. Dall’altro un centrodestra che, nonostante qualche slancio, continua a parlare solo al proprio elettorato di riferimento senza riuscire a sfondare né ad attrarre chi proviene da sensibilità diverse.
Il risultato è una dinamica cristallizzata: due poli che si fronteggiano, ma senza reale possibilità di contaminazione.
Il centrodestra non prova neppure a cercare un linguaggio comune con chi, pur critico verso l’amministrazione, mantiene valori e sensibilità legate alla tradizione progressista bolognese.
Così, ogni elezione si riduce a un copione già scritto, con la città che continua a scegliere “l’usato garantito” piuttosto che essere stimolata da una vera alternativa.
Eppure Bologna avrebbe bisogno di una politica nuova, capace di andare oltre gli schieramenti rigidi, di parlare di temi concreti (sicurezza, welfare, ambiente, qualità della vita nei quartieri) con parole inclusive, capaci di coinvolgere cittadini che oggi non si riconoscono in nessuna delle due opzioni tradizionali.
È qui che nasce la visione di Una Bologna Che Cambia: un movimento civico che non si limita a stare dentro i confini ideologici. Perché solo aprendo spazi nuovi, che non si chiudano nel vecchio schema destra-sinistra, Bologna potrà davvero cambiare e uscire dall’immobilismo politico che la frena da troppi anni.
Movimento Civico Una Bologna Che Cambia – UBCC
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